venerdì 9 giugno 2017

Parola all'editore #11 L'editing



#11 - L’editing

L’enciclopedia Treccani definisce così l’editing

In editoria, cura redazionale di un testo per la pubblicazione, cioè lettura attenta intesa a verificare la correttezza di ortografia, grammatica, sintassi, l’organizzazione strutturale del testo e la sua coerenza interna, l’adeguatezza dello stile, l’esattezza e la rispondenza alla realtà delle asserzioni scientifiche, storiche, ecc.





Chiunque bazzichi da un po’ di tempo il mondo dell’editoria ha sentito parlare dell’editing, ma spesso lo si confonde con la correzione di bozze.
Mentre quest’ultima riguarda solamente la forma del testo (refusi, errori grammaticali, consecutio temporum, ecc.), l’editing va più in profondità, andando a verificarne la coerenza sintattica, strutturale e temporale.
Cosa significa? Significa che l’editor passerà ai raggi x ogni frase del vostro manoscritto, cercando di capire se “il discorso fila”, se non ci sono buche che fanno tremare il pavimento sotto i piedi del lettore, se, al contrario, c’è un eccesso di informazioni, e così via…



“Beh”, direte voi, “a questo già ho pensato io quando l’ho riletto per la trentesima volta!”, oppure, “Beh, a questo ha pensato il fratello del cognato dell’amica di mia sorella che legge tutti i giorni La Gazzetta dello Sport!”. Beh!

I così detti beta-reader danno sicuramente un grande aiuto nel verificare le potenzialità di un testo. Ma non saranno mai realmente obiettivi, vuoi per l’affetto che provano verso voi scrittori, vuoi perché non lo fanno per mestiere tutti i giorni.

La parola più importante di tutta la definizione della Treccani è cura. Se tenete al vostro manoscritto e volete che spicchi il volo, lasciate che qualcuno di esperto se ne prenda cura. Può essere un editor freelance se volete autopubblicarlo o proporlo al meglio ad un agente o a un editore, oppure potrebbe essere l’editor della casa editrice che ha deciso di scommettere sulla vostra pubblicazione, ma affinando e limando il testo dove ne necessiti.

Non siate rigidi e gelosi delle vostre pagine, perché ciò che per voi è un capolavoro, per il resto del mondo potrebbe non esserlo. Affidatevi a chi mangia parole a pranzo e a cena e sa consigliarvi nel modo giusto come sistemare quella frase che non torna o quel periodo che stride con tutto il resto. Dopotutto, il testo è il vostro biglietto da visita verso l’editore e verso i lettori. Non volete che sia perfetto?

Alla prossima!


- Annalisa - 

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